Micromobilità Elettrica: Sarà Boom o Flop?

Micromobilità Elettrica: Sarà Boom o Flop?

Anche se con un certo ritardo sui tempi previsti, il Ministero dei Trasporti ha provveduto a redigere il tanto atteso decreto attuativo, indispensabile a dare il via alle operazioni per la sperimentazione, nelle città italiane interessate, della micromobilità elettrica, come previsto dall’emendamento alla Legge di Bilancio 2019. Il decreto dovrà ora essere condiviso con le amministrazioni locali coinvolte per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e diventare operativo.

Oggetto della materia che sta scaldando gli animi di associazioni ambientaliste, municipalità e produttori, sono le modalità di utilizzo di quei mezzi di trasporto personale a trazione elettrica adatti a compiere, all’interno di un concetto di mobilità integrata, spostamenti a corto raggio, il classico “ultimo miglio urbano”, in maniera pratica, economica e, soprattutto, ecosostenibile. 

Ricadono in quest’ambito, quindi, monopattini elettrici, hoverboard, segway, monowheel, che dopo aver conquistato gli Stati Uniti, cioè il paese più ricettivo per tutte quelle mode che promettono di cambiare il mondo ed i comportamenti delle persone, sono rimbalzati nelle principali città europee ed ora si apprestano a sbarcare anche in Italia, dove però problemi reali e burocratici sembrano concorrere a frenare gli entusiasmi.

I buchi del Codice della Strada

Esistono infatti problemi normativi (talvolta paradossali), che possono essere superati solo con una modifica al Codice della Strada.

Attualmente i monopattini elettrici, così come gli altri «veicoli di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica», citati dalla Legge di Bilancio, semplicemente non trovano spazio alcuno nel nostro ordinamento. L’unico indizio si trova nell’articolo 190 del citato codice che confina l’utilizzo dei monopattini elettrici, definiti “acceleratori di andatura”, alle sole aree private e la cui circolazione è vietata sia sulla carreggiata stradale che sul marciapiede o nelle piste ciclabili.

Inoltre, l’attuale normativa sulla base della direttiva europea 2002/24/CE dispone che «I veicoli a motore a due o tre ruote aventi velocità massima – per costruzione – superiore a 6 km/h e che non siano velocipedi a pedalata assistita, né costruiti per uso di bambini o invalidi, sono da comprendersi a seconda delle prestazioni e delle caratteristiche costruttive tra i ciclomotori o tra i motocicli».

In forza di ciò i monopattini elettrici rientrano tra i microciclomotori elettrici e come tali sono soggetti ad omologazione, targatura, possesso di relativa patente di guida, ed hanno obbligo di casco ed assicurazione per responsabilità civile. Disposizioni, tra l’altro, di difficile se non impossibile applicazione, come nel caso delle prove di omologazione per cui dovrebbero essere previsti standard specifici o dell’obbligo di targare mezzi che non dispongono di carrozzeria su cui applicare le targhe.

Questa comunque è la situazione normativa che, è giusto ribadirlo, accomuna la maggior parte dei paesi europei ed anche negli USA non ha trovato uniformità di applicazione da Stato a Stato. A differenza dell’Italia, però, molti paesi hanno mostrato maggiore flessibilità concedendo superiore autonomia agli enti locali come Parigi, Bruxelles, Vienna, Lisbona, Zurigo che non hanno perso l’occasione per attivare servizi che utilizzano mezzi di micromobilità urbana per sondarne le qualità ed i problemi.

Si comprende pertanto l’importanza che riveste il decreto attuativo che dovrebbe concedere una deroga all’utilizzo dei mezzi rispetto alla legislazione vigente, consentendo il libero accesso alle aree pedonali e nelle zone a traffico limitato, ed indicare la via per la modifica del Codice della Strada. In base ad esso i sindaci delle città interessate dovrebbero poi, a seconda delle loro esigenze territoriali, stabilire come e dove eseguire la sperimentazione e tracciare le modalità d’uso dei mezzi prescelti.

Non mancano comunque già le critiche di Legambiente ai contenuti del decreto appena redatto che verrebbe considerato ancora troppo restrittivo per la circolazione dei veicoli in questione.

Oltre al vuoto omologativo, che deve necessariamente essere colmato al più presto, le ulteriori criticità da valutare si pongono essenzialmente nell’area della sicurezza e dei possibili comportamenti degli utenti.

L’utilizzo del casco è caldamente consigliato da tutti gli operatori così come la necessità di limitare le velocità e adeguarla sia alle diverse situazioni del traffico sia delle condizioni delle strade. Il monopattino infatti non ama percorsi sconnessi, buche, rotaie del tram e quanto possa compromettere la sua stabilità. A ciò occorre aggiungere la sua scarsa compatibilità con l’acqua e la pioggia in genere che ne possono limitare l’utilizzo.

Da considerare poi i condizionamenti imposti dall’età di chi li utilizza e la corretta valutazione delle proprie condizioni fisiche.

Infine, l’assenza di assicurazione in questa fase di transizione pone il quesito sulle eventuali responsabilità in caso di incidenti, anche se in presenza di una deroga concessa dal decreto attuativo. 

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